“La più bella città d’Italia“, così Umberto Eco definiva il borgo di San Leo in Emilia Romagna. Due chiese, una piazza, una fortezza e uno sperone roccioso a 600 metri sul livello del mare, rendono questo borgo in provincia di Rimini un luogo fuori dal tempo. A vederlo oggi così tranquillo, non si crede che San Leo sia stata nei secoli niente più che una straordinaria fortezza militare e una macchina da guerra puntata contro chiunque avesse pretese di conquista sul Montefeltro e la valle del Marecchia. Ma lo si capisce subito quando ci si arrampica verso la cima, tra le dolci colline del Montefeltro. Quando la strada si fa ripida e comprare la sagoma del paese, sembra quasi una nave persa nella nebbia del mare, una visione che nei secoli ha affascinato Dante, attirato San Francesco, terrorizzato Cagliostro.
La fontana classica è il “centro” di San Leo e punto di riferimento per turisti e leontini e si trova dove nel Medioevo c’era l’albero della comunità o Olmo di San Francesco. Accanto alla fontana c’è la Pieve, la più antica chiesa di San Leo e il Palazzo Mediceo. Dalla stradina si accanto si sale al Duomo e alla Torre Civica.
Se si alzano gli occhi al cielo, da qualsiasi punto di San Leo si vede la fortezza. Costruita su uno sperone naturale di per sé inaccessibile, la Fortezza è da sempre considerata un ammirevole punto d’incontro tra natura e arte. I romani furono i primi a capire l’importanza strategica di quel luogo e creare una prima fortificazione che poi sarà contesa nel Medioevo da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Dopo l’adeguamento alle nuove tecnologie militari, dal 1631 la Fortezza divenne un carcere con ospiti illustri. Qui furono imprigionati patrioti risorgimentali (tra i quali Felice Orsini.